Armare s.r.l.
via Meucci, 3 - Z. I. Aussa Corno
33058 San Giorgio di Nogaro (Udine) - ITALY

La Vendée Globe: altro che vacanza!

Negli ultimi giorni ho letto articoli e commenti che definiscono il Vendèe Globe di alcuni alcuni skipper una “vacanza”. Proverò a descrivere cos’è questa regata.

Premesso che la vita può essere molto più dura che affrontare un giro del mondo in solitario, qui parliamo di sport e avventura, non stiamo facendo una classifica delle sofferenze umane.
Innanzitutto ci sono meno persone che hanno fatto il giro del mondo in solitario, di quante siano andate nello spazio. Il paragone può suonare bizzarro, ma di fatto gli oceani del sud sono ancora il posto meno conosciuto e inospitale della terra. Le barche percorrono rotte che passano a migliaia di Km dalla terra, non battute dalle navi commerciali. In caso di necessità possono intervenire solo grandi navi militari che spesso impiegano giorni ad arrivare.

La prima priorità di ogni skipper è preservare la salute. Immaginate un taglio che ha bisogno di sutura per arrestare l’emorragia in un punto in cui non ti puoi “cucire” da solo, come la schiena, potrebbe diventare fatale. Immaginate che vi vada qualcosa di storto, o qualcosa negli occhi, insomma tutte quelle cose che nella vita quotidiana possono capitare senza portare a particolari conseguenze, al contrario in una navigazione in solitario estrema potrebbero portare a conseguenze fatali.

Vi posso garantire che non sono casi così rari: nello scorso VG Yann Elies è stato vittima di un incidente che gli ha procurato diverse fratture che non gli hanno permesso di andare sottocoperta, ha atteso molte ore i soccorsi all’addiaccio in ipotermia e disidratazione.
Anni fa Bertrand De Broc si è ricucito la lingua da solo, non si contano denti rotti e incidenti vari. Questa è la vera differenza tra il doppio e il solitario: quando hai veramente bisogno di qualcuno, non ci sarà nessuno!

Voglio fare un paragone con il calcio: immaginiamo un partita che invece che durare 90 minuti, duri 90 giorni. Per novanta giorni ininterrotti, i giocatori non possono abbandonare il campo, devono dormire sulle panchine per mezzora alla volta, devono usare un secchio come toilette e non possono ricevere nessun tipo di assistenza. Difficile definire questa una vacanza!

Se questo non bastasse aggiungiamo: la paura inconscia che deriva da non essere nel nostro ambiente naturale, la lontananza dagli affetti e la solitudine in generale. 
I sorrisi e la serenità, anche degli ultimi, che vediamo nei video e foto, dimostrano la professionalità di uomini che sono consapevoli della fortuna di aver scelto le “sofferenze” a cui sottoporsi. La vita quasi mai ci da questo privilegio.

Come moderni gladiatori del mare, offrono uno spettacolo, qualche volta drammatico, ma sempre destinato a farci sognare incredibili avventure lontano dai veri problemi della vita.